Telefono porno mistress

Un giorno presi per le palle un politico, nonché assiduo cliente. Mi aveva davvero scocciata: voleva fare la voce grossa, lui. Così decisi di punirlo.
Venne da me, il porco, e come sempre lo legai sopra alla suo solito porno-scranno: azzittendolo con una pallina di gomma, per poi incappucciarlo con un sacco di iuta. Con le mani legate dietro la schiena non poteva fare nulla, la mia vendetta si avvicinava sempre di più.

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Sul suo collo poteva sentire appena i miei capezzoli duri sfregare contro il sacco; e il mio grosso seno, infine, appoggiarsi lentamente sopra le sue spalle. Solo un piccolo momento di tenera quiete prima della tempesta. Dovevate vederlo, aveva il pistolino già duro! Ed ora: la punizione…
Ma questa è solo una delle mie tante storie. La mistress più mignotta ce l’hai qui, a due passi dal tuo telefono. Chiamami ora, ti racconterò il resto e forse anche la fine di quel quaquaraquà.
Ma anche tu, ce l’hai già duretto? Voi maschietti, siete tutti uguali. Però prima dovrai farti legare. E non credere che sia una passeggiata, chiaro?
Sei seduto? Sei legato? Mi stai ascoltando? O preferisci continuare a leggere? Non nasconderti, verme, tanto prima o poi ti becco. Vieni fuori dalla tua sporca tana, vieni e assaggia il mio nettare prelibato. Vedrai che non potrai più farne a meno.
Nella mia casa ci sono tanti piccoli giocattoli, vengono un po’ da tutto il mondo. Dall’India, per esempio, ho preso un souvenir particolare: il materasso del fachiro, con quei chiodi, dicono si dorma bene. Magari potresti provarlo tu per me. E, un’altra cosa, a me piace saltare sul letto.
Poi c’è il gatto a nove code, direttamente dall’Egitto. E il cilicio, un ricordino del sadomaso estremo che ho trovato nello Stato di Israele.
Tutte queste cose ti faranno venire un brivido per la schiena, credimi. Implorerai pietà ed io ti darò dolore. Pregherai per farti schizzare un pochino della tua sborra bianca… ma io, caro mio, non dispenso piacere: soltanto sofferenza!
Con me il castigo è assicurato. Potrai sentire l’odore delle rose sulla mia pelle mentre ti farò camminare a quattro zampe per la stanza, come un maiale.
Sentirai le vene del tuo cazzo gonfiarsi ancora, e ancora… Non potrai più resistermi. E non desidererai altro che un soffio di piacere nel mare del disprezzo che io ti infliggerò con frustate e sputi!
Ricorda, in questo gioco io comando e tu subisci. Non m’importa chi cazzo sei, né da dove vieni o cosa fai nella tua misera vita. Qui non si fanno distinzioni, siete tutti miei schiavi alla pari. Questa è la mia democrazia per la feccia che cammina su questo Paese. Pura e onesta violenza per gene come voi: porca e misera.
Ora non perdere tempo, a parole sono tutti bravi: vediamo ‘sti porci fatti!

- Bella 899